Condominio e trasparenza-Garante della privacy

Condominio e trasparenza-Garante della privacy

La posizione del Garante della privacy

Il Garante della privacy ha disposto che il conto condominiale sia senza segreti per tutti i proprietari e l’amministratore sia tenuto a consegnare l’estratto conto senza la possibilità di oscurare eventuali dati di terzi per questione di privacy. In questo caso, infatti, conta solo il diritto dei proprietari di verificare la corretta gestione dei beni comuni con la possibilità di controllare come effettivamente l’amministratore spende i soldi. A chiarirlo, appunto, il Garante della privacy, che ha risposto ad alcuni quesiti in materia di tutela dei dati in riferimento alla legge di riforma del condominio.
Estratto conto senza omissis – Per quel che riguarda il conto condominiale, reso obbligatorio dalla legge, il Garante della privacy ha dunque chiarito che anche se si tratta di un contratto, bancario o postale, intestato al condominio, i singoli condomini sono ora titolari di una posizione giuridica che consente loro di verificare la destinazione delle somme versate con le quote e, parallelamente, i pagamenti effettuati. Come prevede la legge, e come già stabilito in linea generale dal Garante della privacy nelle Linee guida in ambito bancario, ciascun condomino ha quindi il diritto di ottenere dall’amministratore la copia integrale degli atti o documenti bancari, senza alcuna Garante della privacylimitazione. Escluse, quindi, tutte le forme di un parziale oscuramento, cancellature o altro, anche se queste si riferiscono a dati personali di terzi estranei al condominio.

Più facile verificare la correttezza della gestione – I documenti bancari non possono essere tutelati da alcuna forma di privacy perché, sostiene il Garante della privacy, debbono poter essere utilizzati per verificare se la gestione è corretta. Tramite i movimenti bancari, infatti, diventa possibile un controllo immediato e diretto sull’operato dell’amministratore in riferimento alle somme incassate. A questo proposito c’è da ricordare anche che a più riprese il Garante della privacy ha ribadito il diritto per i condomini di essere informati, a richiesta, sulla presenza di condomini in ritardo con i pagamenti. In merito a morosità e gestione delle somme incassate non c’è privacy che conti.

Stop alle copie dei documenti per l’anagrafe di condominio – Altro argomento trattato quello dei dati da fornire all’amministratore per la tenuta del registro di anagrafe condominiale. In questo caso si deve trattare solo di dati, mentre l’amministratore non ha il diritto di richiedere alcuna documentazione o copia di atti. In base alla disciplina sulla privacy, ha infatti sottolineato il Garante della privacy, l’amministratore può trattare solo informazioni pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità da perseguire. Può, dunque, acquisire le informazioni che consentono di identificare e contattare i singoli partecipanti al condominio – siano essi proprietari, usufruttuari, conduttori o comodatari – chiedendo le generalità comprensive di codice fiscale, residenza o domicilio. Può chiedere, inoltre, i dati catastali, mentre non può chiedere una copia della documentazione, perché risulterebbe eccedente in riferimento ai dati che può trattare. Quindi non va fornito alcun atto di compravendita in cui sono riportati i dati catastali, o i diritti di usufrutto, in quanto sono sufficienti i dati dei titolari. Allo stesso modo, non deve essere fornita nessuna copia di eventuali contratti di locazione o comodato, ma solo, appunto, i dati degli interessati, proprietario e inquilino.

La sicurezza degli impianti – Infine per quanto riguarda le informazioni relative alle “condizioni di sicurezza”, con l’entrata in vigore del “Decreto Destinazione Italia”, i condomini non debbono più fornire alcuna informazione sulla propria unità immobiliare. Come chiarito dalla legge, e ribadito dal Garante della privacy, i dati da raccogliere riguardano solo le parti comuni dell’edificio.