Isole Cook, nasce la riserva marina più grande del mondo

Isole Cook, nasce la riserva marina più grande del mondo

Lo stato delle isole Cook è formato da piccole perle disseminate nell’oceano Pacifico eppure creerà il più grande gioiello blu del pianeta: 1,9 milioni di chilometri quadrati di riserva marina

L’atollo delle Cook ha nome suggestivo che rimanda ad una storia di esplorazioni. E’ formato da piccoli territori emersi, quasi difficili da individuare sulle carte a grande scala, un paradiso che affiora nel cuore di un immenso deserto d’acqua, incontenibile di vita. Una realtà che cambia le prospettive di chi popola le terre: a largo di questi minuscoli scrigni naturali si estendono infinite distese solcate solo dalle onde e da qualche nave temeraria. Questo mare è privo di punti di riferimento e apparentemente sterile agli occhi abituati ai confini, invece è un tesoro di biodiversità e le acque che appartengono al piccolo stato delle Cook diventeranno l’area protetta più grande del mondo.

Isole Cook, la riserva marina più grande del mondo

Le isole Cook si trovano nell’oceano Pacifico, tra la Nuova Zelanda e le Hawaii. Un riferimento approssimativo che ritaglia un intero spicchio di mondo. E’ in questa vasta parte del pianeta che emergono 15 isole con una superficie emersa totale di 236 chilometri quadrati. E’ una dimensione piccola e meravigliosa, dove il numero di abitanti non supera le 10mila persone. Un paradiso terrestre che gode di un turismo elitario capace di assicurare un’offerta di vacanza balneare ad altissimi livelli, tra le più ambite al mondo. La domanda turistica di questo arcipelago sta per diversificarsi trasformandolo in una meta dalle ambizioni green.

E’ stata approvata dal Parlamento locale la proposta di istituire Marae Moana, il Cook Islands Marine Park, la riserva marina grande 9 milioni di chilometri quadrati. Il premier delle isole Cook, Henry Puna, ha dichiarato che l’obiettivo è quello di trasformare il piccolo Paese nella destinazione turistica più pulita ed ecologica al mondo. Una prospettiva virtuosa ma da gestire con le dovute attenzioni e precauzioni. Il binomio turismo-ecologia può rivelare dinamiche pericolose legate allo sfruttamento ambientale, un “Giano bifronte” dell’economia che porta ricchezza monetaria deturpando quella naturale. Sorgono legittimi timori ma questi non devono totalizzare e svilire l’opportunità con delle prospettive negative, dobbiamo considerare anche la potenzialità di questa riserva marina. Se correttamente gestita sarà un’area tutelata che contribuirà a preservare l’oceano per le generazioni future. Ne è convinto Kevin Iro, l’ex campione di rugby che ora dedica la sua vita alle battaglie ambientaliste con la stessa determinazione che aveva sul campo. Iro dichiara: “Quando tornai a casa (dalla Nuova Zelanda) circa 16 anni fa, vidi cosa accadeva ai fondali e alle barriere coralline e decisi che dovevo proteggerli per i miei figli. Voglio che abbiano la stessa esperienza che ebbi io, quando crescevo in questi luoghi. L’idea non è di proibire assolutamente ogni tipo di pesca e tutta le attività minerarie nella riserva, che è stata battezzata Marae Moana, ma di fare in modo che siano fatte in modo compatibile. La riserva marina comprenderà però una zona di 320mila km quadrati in cui la pesca sarà rigorosamente vietata“. Servono buoni propositi come quelli di Iro per salvaguardare questa immensa meraviglia, un enorme blu con mille sfumature della vita subacquea e piccoli smeraldi che sorgono dalle sue acque.