L’inchiesta Consip non doveva essere affidata a Woodcock

L’inchiesta Consip non doveva essere affidata a Woodcock

Si parla di corruzione e non di mafia,ecco perché l’inchiesta Consip doveva essere affidata ad un altro pm e non a Woodcock

Consip, il procuratore aggiunto Fragliasso: “Abbiamo discusso più volte per capire”

Mafia o non Mafia

“Abbiamo discusso più volte per capire perché la Direzione distrettuale antimafia (di cui fa parte il pm Woodcock, ndr) fosse titolare dell’inchiesta sugli appalti all’ospedale Caldarelli di Napoli, meglio nota poi – appunto – come inchiesta Consip. Sulla base dei reati contestati, cioè la corruzione, quell’inchiesta doveva essere di competenza del Dipartimento Pubblica amministrazione diretta dal collega Alfonso D’Avino, che infatti la reclama”, ha fatto sapere davanti al Csm ll procuratore aggiunto di Napoli Fragliasso parlando della nascita delll’inchiesta Consip in cui inizialmente era alla base un fenomeno corruttivo dovuto all’imprenditore Romeo già,noto alla giustizia

Il racconto di Fragliasso

“Sono state fatte numerose riunioni su questo punto” ha ricordato Fragliasso che ha sottolineato come “il collega D’Avino (l’aggiunto che coordina il pool sulla Pa, ndr) reclamasse al suo dipartimento l’inchiesta sul Cardarelli” , ha detto Fragliasso per il quale , per il caso Consip, si tratttò di corruzione piuttosto che di mafia. Woodcock prosegui  comunque l’inchieste con le esagitate intercettazioni di Modena e il filone di Roma . Si voleva dimostrare che dietro Consip ci fosse un sistema complessoenel quale fosse coinvolto senza ombra di dubbio lo stesso Tiziano Renzi, padre dell’ex premier . E qui scatta l’accusa di spettacolarizzazione e falso nei confronti di Woodcock che sarebbe arrivato alla cosidetta “bomba” del Noe mediante intercettazioni e informative non corrette e cercando di spettacolarizzare a tutti i costi l’inchiesta. “Comportamenti che screditano queste istituzioni, ossia la Giustizia e le istituzioni militari, non possono essere accettati e sono fiducioso che proprio queste stesse istituzioni siano in grado di “combatterli. La credibilità e l’autorevolezza di queste istituzioni sono un bene prezioso da tutelare”.,  ha detto il premier Gentiloni parlando del caso Consip