Rapporto Legambiente, 7 milioni di italiani a rischio frane e alluvioni

Rapporto Legambiente, 7 milioni di italiani a rischio frane e alluvioni

Secondo l’indagine svolta da Legambiente sono sette milioni i cittadini esposti al pericolo di frane e alluvioni. Una stima del 77% di abitazioni a rischio, un conto salato per un’Italia sempre più fragile

Dati allarmanti emergono dal rapporto Ecosistema effettuato da Legambiente. Un dossier dal quale emergono delle percentuali di rischio molto alte. Il 77% delle aree in Italia sono esposte al pericolo di smottamenti e alluvioni. Il 31% sono interi quartieri, nel 51% impianti industriali e nel 18% sono presenti scuole o ospedali. La regione Piemonte, flagellata in questi giorni dai nubifragi, conta il 93% dei comuni a rischio idrogeologico.

Rapporto Legambiente, 7 milioni di italiani a rischio frane e alluvioni

Il dissesto idrogeologico è l’insieme di processi che determinano l’erosione e le frane del terreno in seguito ad alluvioni e modifica il territorio in tempi rapidi o rapidissimi causando effetti e conseguenze spesso distruttivi sulle attività umane. Un problema che interessa praticamente tutto il nostro paese (due comuni su tre) e lo rende estremamente fragile. Secondo l’indagine Legambiente, i residenti in aree pericolose sono oltre 300 mila. 87 mila in aree a pericolosità idraulica elevata e più di 220 mila in aree a pericolosità media. La presidente di Legambiente Rossella Muroni dichiara: “Sembra assurdo doverne riparlare oggi in piena emergenza ma ancora oggi manca una seria politica di riduzione del rischio. Il tema della fragilità del territorio del nostro Paese deve diventare centrale nella riflessione comune a tutti i livelli di governo del territorio, insieme a quello della prevenzione. Occorre fermare il consumo di suolo, programmare azioni di adattamento ai mutamenti climatici e operare per la diffusione di una cultura di convivenza con il rischio“.

Nel nostro paese c’è molto lavoro da svolgere per la messa in sicurezza del territorio. Emerge soprattutto un’esigenza di politiche concrete per una corretta gestione. Un’odissea a fronte di pianificazioni territoriali che per decenni hanno disegnato sul territorio l’irrazionalità degli interessi economici. Si sente spesso parlare di abusivismo edilizio e di interventi per la gestione idraulica dei fiumi vecchi e inefficaci. Rettificazioni che creano infrastrutture rigide con conseguente perdita della dinamica fluviale dell’alveo e della biodiversità del suo habitat. Sono proprio queste modifiche dell’uomo ad essere responsabili del collasso del sistema. A seguito delle forti piogge il reticolo idrogeologico altamente cementificato non è più in grado di smaltirle. Precipitazioni intense comportano ogni anno un bilancio economico pesantissimo, intollerabile quando è pagato con la vita dei cittadini. Il primo passo è quello di indirizzarsi verso la percezione del pericolo e l’apprendimento dei comportamenti utili  in caso di emergenza. In apparenza un punto di partenza banale ma capace di fare la differenza tra la vita e la morte.