Sospeso mediatore culturale per commento sulla violenza di Rimini: “Lo stupro è peggio all’inizio, poi la donna si calma”

Sospeso mediatore culturale per commento sulla violenza di Rimini: “Lo stupro è peggio all’inizio, poi la donna si calma”

Pubblicato sotto un articolo riguardante il triste episodio di violenza avvenuto a Rimini, il becero commento è stato scritto da un mediatore culturale, dipendente di una cooperativa che si occupa di accoglienza

Rischia il licenziamento Abid Jee, 24 anni, che dal dicembre del 2016 lavora come mediatore culturale per la cooperativa bolognese Lai-Momo. Il giovane, che da qualche tempo lavora all’hub regionale di via Mattei, dove i migranti venono smistati e mandati in tutta la regione, si è lasciato andare a un commento fuori luogo sul triste episodio di violenza avvenuto in spiaggia a Rimini. “Lo stupro è peggio all’inizio, poi la donna si calma“, queste le parole del mediatore culturale, sospeso in via cautelativa dalla cooperativa.

Sospeso mediatore culturale: la Lai-Momo

Quelle del ragazzo sarebbero parole incompatibili col ruolo di mediatore culturale. A sostenerlo, intervenendo sulla vicenda online, anche l’assessore al welfare del Comune di Bologna Luca Rizzo Nervo. “L’aggressione della coppia polacca a Rimini, lo stupro di gruppo della ragazza e della transessuale – spiega l’assessore- è un fatto di una sconvolgente brutalità e disumanità che provoca rabbia e rivalsa collettiva e che chiede di trovare subito i responsabili e chiede alla giustizia di garantire una pena esemplare e certa. Aggiungere all’indignazione per questa vicenda, parole di una gravità inaudita come quelle messe a commento della notizia da parte di un operatore sociale che opera nel campo della accoglienza dei migranti, è intollerabile“. L’assesore ha poi spiegato di non avere dubbi sul fatto che la cooperativa sociale sarà in grado di comprendere l’incompatibilità tra chi si è lasciato andare a simili commenti e il delicato compito della mediazione culturale. Nata nel 1995, la Lai-Momo è una delle più importanti realtà che si occupa di accoglienza a Bologna. Formata da 75 dipendenti, 56 a tempo indeterminato, 12 a tempo determinato e 7 apprendisti, la cooperativa conta 11 collaboratori nati in Paesi extra Ue.

Sospeso mediatore culturale: la decisione della cooperativa

L’associazione ha spiegato come è avvenuta la selezione del mediatore culturale. Collaboratore occasionale dal dicembre del 2016, assunto il 5 agosto scorso a tempo determinato con mansioni di operatore dell’area sociale, il giovane è stato selezionato in base al curriculum e a un colloquio di valutazione durante il quale, sottolinea l’associazione, non sono state effettuate indagini sulle opinioni personali. “Abbiamo verificato e confermiamo che il profilo Facebook corrisponde a un nostro dipendente, stiamo prendendo i provvedimenti conseguenti, confidiamo di potervi aggiornare nel merito nel pomeriggio“, ha spiegato questa mattina Silvia Festi, responsabile dell’area sociale della cooperativa. Solo poche ore dopo è giunta la decisione da parte della cooperativa: “Al di là di ogni ferma condanna morale già espressa, riteniamo che questo comportamento abbia danneggiato gravemente la nostra immagine e abbiamo preso fermi provvedimenti, in base a quanto consentito dalla legge. Nel rispetto delle disposizioni vigenti e del contratto nazionale delle Cooperative sociali, infatti, abbiamo avviato oggi una procedura disciplinare e contestualmente abbiamo sospeso il dipendente in via cautelativa da ogni attività lavorativa“.

Photo Credits: www.corriere.it

  • valentina

    Sospeso a che cosa? A un albero sulla pubblica piazza, a un palo della luce con i piedi che non toccano terra? E magari sotto il caldo sole d’agosto che all’inizio dà fastidio, ma dopo un po’ ti ci abitui e ti piace anche se ti scotta. E siccome le persone stuprate (donne e uomini, ragazze e ragazzi, minori e disabili, dodicenni e ottantenni…) ricorderanno per sempre quanto hanno goduto, ci vorrebbe un bel tatuaggio su qualche parte visibile del corpo di questo “mediatore culturale” con la scritta: Stupro è bello.
    Qualcuno conosce animali (bipedi o quadrupedi o volatili o acquatici) che stuprano le loro compagne? Io no, perciò non definiamo “animali” né quelli che lo fanno né questo gentiluomo che li capisce e giustifica per non offendere cani, gatti, tortore, ricci, pettirossi, rane, squali eccetera. Loro non sono stati cacciati dal Paradiso Terrestre, gli “umani” sì.